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camera iperbarica

in cotruzione

LA OSSIGENO TERAPIA IPERBARICA

L’Ossigeno Terapia Iperbarica (OTI) è basata sulla somministrazione di ossigeno puro in camere iperbariche (ambienti ermeticamente chiusi) entro cui si aumenta la pressione ambientale attraverso l’immissione, da fonti esterne, di aria compressa.

Tale metodica rende possibile, per le leggi della fisica, la diffusione dell’ossigeno nei liquidi corporei in concentrazione fino a 15 volte superiore a quella normale. L’ossigeno può così diffondersi attraverso l’acqua presente nel corpo, anche la dove arrivano con difficoltà i globuli rossi, che sono gli elementi essenziali per il trasporto dell’ossigeno.

L’OTI, riattivando i processi metabolici deficitari, e se si interviene tempestivamente, può stimolare la guarigione delle patologie di seguito elencate secondo la classificazione attualmente accettata dalle varie Società Scientifiche (SIMSI e SIAARTI).

 

Categoria 1 
Indicazioni dove l’OTI è fortemente raccomandata ed urgente:

  • Patologie da decompressione ed embolia gassosa arteriosa (traumatica o iatrogena);

  • Intossicazione acuta da monossido di carbonio, cianuri e sostanze metaemoglobinizzanti;

  • Infezioni necrosanti progressive dei tessuti molli (celluliti, fasciti, miositi, gangrene);

·         Vasculiti necrosante acute (epidermolisi bollose iatrogene);

·         Piede diabetico gangrenoso (stadio 3-4 classificazione di Wagner);

  • Lesioni da schiacciamento, ischemia traumatica acuta, sindrome compartimentale operata;

·         Sordità improvvisa;

·         Osteoradionecrosi e radionecrosi tessuti molli.

 

 

Categoria 2 
Indicazioni dove l’O.T.I. è elettiva

  • Osteomielite refrattaria cronica, osteoartrite settica, sepsi in sede di protesi articolare (preferibilmente rimossa);

  • Osteonecrosi asettica cefalica femorale, osteoporosi post-traumatica (Sudek), ritardo consolidamento fratture, fratture a rischio (stadio 3 di Gustillo);

  • Piaghe torpide critiche da arteriopatia ostruttiva, complicanza diabete, insufficienza venosa, decubito, ustione, difficoltà di impianto innesto cutaneo o lembo miocutaneo;

  • Trombosi arteria o vena centrale retinica, retinopatia diabetica, retinite pigmentosa, degenerazioni maculari.